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Azzardi
Adoro le hydrangee e le acidofile e fortunatamente il mio giardino mi permette di poterle coltivare senza fatica (sono pigra, si sa). Negli anni scorsi tra mi sono trovata a dover spostare, mio malgrado, una siepe di una decina di macrophylla che era stata collocata in posizione troppo soleggiata da chi mi aveva preceduto che, per tale motivo, ogni anno si arrostiva al sole. Avendo un giardino grande ho trovato senza difficoltà una nuova collocazione per loro, riuscendo a ricoprire con buon risultato una scarpata ripida, che io trovai tappezzata di edera qualche anno addietro e che, una volta ripulita, si era rivelata arida, spelacchiata, soggetta a dilavamento e franamento…
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E se dimentico il loro nome?
Qualche giorno fa mi è venuta a fare visita un’amica che non aveva mai visto il mio giardino ed è rimasta stupita nel vedere che tutte le rose e le ortensie avevano il cartellino con il nome. All’inizio ha pensato fossi matta, ma in realtà, dopo averle spiegato la ragione di questa cosa che, ad un estraneo, potrebbe sembrare una mania, mi ha detto “è carina questa idea e mi piace come li hai realizzati, perchè non ne parli nel blog?” Il suggerimento era valido; in effetti avevo deciso di farli perchè le rose e le ortensie iniziavano ad essere tante, io ogni tanto dimenticavo i nomi ma, soprattutto, la…
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Non toccate quelle ortensie parte prima: hydrangea macrophylla
Credo che la mia passione per il giardinaggio e per le hydrangee, da sempre note a tutti con il nome di ortensie, sia nata dal giardino di mia nonna. Era a dir poco minuscolo, due fazzoletti di terra stretti e lunghi che dividevano il suo piccolo cortile dalle proprietà vicine. Ebbene, lì dentro c’era un universo vegetale. Si poteva trovare di tutto: tagete, dalie, impatiens, aucube, bergenie e le immancabili ortensie. Ne aveva un cespuglio enorme, di colore rosa, a fiore globoso, che per qualche anno, come per magia, almeno allora mi sembrava così, erano state di colore lilla violetto per poi ritornare di colore rosa. Ne ero…






